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Breve storia del Disco

21 giugno 2017 Curiosità


Una breve storia del disco, e poi del disco in vinile, è indispensabile per iniziare, considerando che essa rappresenta una buona parte dell’intera storia della musica moderna.

 

Per chi proprio non lo sapesse, il disco è un oggetto nei cui solchi incisi, che girano tutt’intorno, è “custodita” la musica. È stato il supporto più utilizzato per la distribuzione materiale della musica sino agli inizi degli anni ’90.

 

Il primo grammofono (o fonografo) fu ideato dal francese Charles Cros nel 1877, ma il primo apparecchio effettivamente funzionante, a cilindri, fu realizzato dall’americano Thomas Alva Edison circa 8 mesi dopo, mentre il disco orizzontale fu concepito nel 1888 da Emile Berliner a Filadelfia (USA) come supporto audio nei giocattoli parlanti.

 

I dischi iniziarono ad essere prodotti a scopo commerciale nel 1895, con la nascita del 78 giri.

 

I dischi a 78 giri, dai giri del disco al minuto, erano realizzati in gommalacca, larghi 30 centimetri con un peso di circa 360 grammi, e caratterizzati da una dimensione del solco notevolmente maggiore (circa il triplo) dei più moderni microsolco a 33 e 45 giri.

 

La gommalacca è un materiale caratterizzato dall’estrema fragilità e da una struttura che portava ad avere dei dischi affetti da fruscio. I dischi erano incisi su una sola facciata; solo negli anni successivi la Columbia iniziò a produrre 78 giri con doppia facciata, denominati “Columbia Double disc record”.

 

Nel 1926 O for the Wings of a Dove di Ernest Lough, è il primo disco a vendere più di un milione di copie.

 

La riproduzione della musica fa la sua evoluzione e nascono gli apparecchi per l’ascolto della musica in pubblico. Dal primo jukebox a cilindri, Il “Multiphone” realizzato in USA nel 1905 da John C. Dunton, si passa a quelli interamente elettronici fabbricati dal 1927 dalla Automatic Musical Instruments. Dopo la seconda guerra mondiale fu la Wurlitzer a sviluppare i modelli all’avanguardia per la riproduzione dei dischi.

 

Con l’introduzione del PVC le migliori caratteristiche del supporto permisero di rimpicciolire i solchi abbassando il numero di giri per minuto e aumentandone la durata, che raggiunse circa i 25-30 minuti per facciata rispetto a quella decisamente più breve dei 78 giri. Il primo 33 giri (12 inch ossia 12 pollici) o “long playing” fu realizzato negli Stati Uniti dalla Columbia Records il 21 giugno 1948. La nascita del 12 pollici è una deflagrazione nel mondo della musica: il 78 giri in un colpo solo viene rimpiazzato da un supporto più capace, durevole, leggero, maneggevole, collezionabile e di qualità di gran lunga superiore. L’LP, nuovo supporto di 30,5 centimetri di diametro e circa 100 grammi di peso, viene accettato come standard in pochissimi mesi. Tutti gli artisti si indirizzarono immediatamente verso il nuovo formato. Si potevano produrre dischi capaci di contenere non più due ma sino a dieci brani a disco, con un risparmio economico sia per chi comprava sia per chi produceva.

 

Il primo long playing fu il “Concerto per Violino in mi minore” di Mendelssohn.

 

Il 31 marzo 1949 la RCA lanciò il primo disco singolo a 45 giri a microsolco.

Il primo disco stampato in questo formato era un promo: un vinile di dimostrazione inviato a tutti i rivenditori d’America col fine di farlo ascoltare ai propri clienti. Il termine “album” non aveva a quel tempo lo stesso significato che ha oggi: si intendeva un cofanetto di tre o quattro 45 giri confezionati per essere messi tutti in sequenza sul braccio meccanico del giradischi, come in un jukebox, e ascoltati uno dopo l’altro. Una curiosità riguarda il numero di giri di questo formato: il numero 45 è dato dalla sottrazione settantotto meno trentatre. Questa operazione aritmetica è destinata a costruire la storia della musica del secondo novecento, dando vita al 45 giri: un formato “di mezzo” tra un passato ormai remoto e un futuro tutto da scoprire. Nel 1950, con l’avvento dei singoli a 45 giri, il design dei jukebox subì una sostanziale rivoluzione e i modelli di questa epoca sono i più ricercati dai collezionisti. I dischi a 78 giri e i primi dischi microsolco erano realizzati con il segnale di un solo canale, ed erano quindi detti monofonici. Negli anni Trenta fu messa a punto una tecnica che permetteva di registrare contemporaneamente due segnali sfruttando il movimento verticale e quello orizzontale della puntina: in questo modo fu possibile riprodurre i due canali necessari a una riproduzione stereofonica, mantenendo comunque la compatibilità con il formato monofonico. I dischi in formato stereofonico non furono commercializzati sino alla fine degli anni Sessanta e tale tecnologia si affermò solo nel corso di questi ultimi. La piccola etichetta discografica Audio Fidelity Records fu la prima a pubblicare un disco stereofonico in serie nel novembre 1957. Sul primo lato vi era un brano dei Duchi di Dixieland e sul secondo erano presenti effetti sonori della ferrovia. I primi dischi furono tutti realizzati con suoni dimostrativi ma i costi di realizzazione di un disco stereo si abbassarono rapidamente facendo sì che già nel 1968 le maggiori etichette discografiche non producessero più dischi in formato mono.

 

Il colore del disco è tipicamente nero anche se sono stati realizzati dischi in vinile colorato e ”picture disc”, ossia dischi nei quali al posto del comune microsolco di vinile nero, erano riportate delle immagini. In realtà il disco colorato nasce prima del 33 giri: il 6 maggio 1946 un giovane imprenditore di Detroit, Tom Saffady, presentò infatti per la prima volta al pubblico, sotto l’etichetta “Vogue”, i primi singoli a 78 giri in vinile con splendide illustrazioni a colori.

 

Fonte (Il vinile al tempo dell’iPod Nicola Iuppariello) –  I Libri di Emil


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